"Una psicologia medica cattolica deve essere una vera sintesi delle verità contenute nei sistemi già esistenti e inaccettabili visto il loro spirito di materialismo puro e le verità della filosofia e la teologia cattolica. Questo lavoro di sintesi non può essere compiuto che da persone istruite e nella medicina o psicologia e nella filosofia, e che possiedono una esperienza pratica e personale assai grande: cioè questo lavoro deve essere fatto da medici, specialisti di psichiatria, dunque da scienziati cattolici laici. (Rudolf Allers, 1936, lettera a P. Agostino Gemelli).

lunedì 19 settembre 2016

LA PSICOLOGIA IN RIPRESA - PAUL VITZ

Continuiamo lo studio del modello di psicologia cattolica proposto dall'Institute for the Psychological Science con un articolo del suo autore più celebre: Paul Vitz. Professore emerito di psicologia alla New York University, Vitz è particolarmente noto per la sua critica alla psicologia umanista pubblicata alla fine degli anni settanta ed edita in italiano col titolo di "Psicologia e culto di sé", Edizioni Dehoniane di Bologna. Si tratta di un testo particolarmente importante poiché analizza le psicologie di Abraham Maslow, Carl Rogers, Erich Fromm e Rollo May da una prospettiva filosofica e cristiana, evidenziando come la corrente umanistica crei, nei fatti, una nuova religione: il culto del sé. Alla fine degli anni ottanta, da cristiano, scrive un libro sull'inconscio in Sigmund Freud. Nel duemila è autore di un saggio contro l'ateismo, Faith of the fatherless: the psychology of atheism. Negli ultimi anni ha contribuito attivamente col gruppo dell'IPS, avvicinandosi alla psicologia positiva e la riscoperta delle virtù di Martin Seligman e colleghi. L'aspetto più significativo dei suoi contributi è il richiamo costante al cristianesimo. "La psicologia in ripresa" (edito nel 2005 su First Things) è uno degli articoli/interviste più significativi e riassuntivi del suo pensiero.

giovedì 15 settembre 2016

LA CURA AL CONFINE - SEVESO 27-29 OTTOBRE 2016



Dal 27 al 29 Ottobre prossimi si svolgerà a Seveso il convegno degli Operatori Psicosociali dell'Associazione Medicina e Persona, in collaborazione con la Diocesi di Milano. Due anni fa, il precedente convegno ha ospitato il professor Martin F. Echavarria nella sessione di apertura (abbiamo pubblicato sul blog il suo intervento: "Soggetto umano e dimensione antropologica"). Il convegno di quest'anno si annuncia particolarmente interessante per due motivi. Il primo è il tema principale, che vuole riflettere sul "confine" che esiste tra il guaribile e l'inguaribile: il medico e lo psicoterapeuta è chiamato a prendersi cura solo degli aspetti guaribili, secondo una visione medicalista della restitutio ad integrum, oppure anche del fatto che vi sono condizioni inguaribili o che, pur guarendo, lasciano una traccia? Ovvero che esiste una "domanda di salvezza dentro la richiesta della salute", come ebbe a sintetizzare il Cardinale Angelo Scola che chiuderà proprio i lavori del convegno. Il secondo motivo consiste nel fatto che, come due anni fa, anche l'ambito della psicologia cattolica ha un suo spazio specifico, in particolare una sessione dal titolo: "Speranza e domanda di senso: il senso religioso nella cura e nella psicoterapia". L'obiettivo è di mettere a tema come il senso religioso interviene nell'ambito della terapia e, quindi, in che modo lo psicoterapeuta - sulla base di una sana antropologia preventivamente formulata - interviene nella prassi. Ospiti relatori il dot. Domenico Bellantoni, psicoterapeuta, e il dot. Carlo Alfredo Clerici, psichiatra. L'invito rivolto a tutti è di iscriversi e di partecipare! Di seguito il razionale del convegno e la sintesi della sessione. Iscrizioni. Brochure. Programma relazioni. Sessioni parallele.

venerdì 3 giugno 2016

IL MODELLO DELL'IPS - PREMESSE TEOLOGICHE E FILOSOFICHE

L'articolo di questo mese rappresenta, in parte, una novità. Sin'ora ci siamo interessati a quegli autori che, direttamente, hanno tentato di ricucire la scissione esistente tra le psicologie contemporanee e la concezione cristiana dell'uomo. Il punto d'incontro che maggiormente, a nostro avviso, è rappresentativo dell'unità tra psicologia e cristianesimo abbiamo visto essere il contributo di Rudolf Allers, le cui prospettive sono state proposte su queste pagine (e continueranno ad esserlo anche in futuro). Allers rappresenta un punto nodale anche da una prospettiva temporale: il suo recupero della filosofia tomista costituisce il trait d'union tra il passato ed il presente, tra la riflessione bimillenaria della Chiesa e la contemporaneità. La scuola tomista, dunque, che in Allers ha il suo principale esponente d'inizio secolo nel versante della psicologia - e che annovera altri pensatori, come Magda Arnold, purtroppo sparsi qua e là nel mondo e non organizzati in un'unità (vedremo a tal proposito le vicende dell'Associazione di psicologia cattolica americana) - si è sviluppata negli anni recenti specialmente in America Latina, su impulso del prof. Ignacio Andereggen (si veda il suo articolo: San Tommaso, psicologo). Ad essa ci siamo riferiti in più occasioni, specialmente ricorrendo all'opera del professor Martin F. Echavarria, in grado di coniugare in una visione d'insieme gli aspetti teorici con quelli pratici (psicoterapia). La "scuola argentina", come più volte l'abbiamo titolata, non è però l'unica a riprendere i contributi di San Tommaso. Anche il gruppo dell'Insitute for Psychological Science, ad Arlington negli Stati Uniti, è da anni impegnato in una riflessione corale sull'integrazione tra l'antropologia cattolica e la psicoterapia. Tra gli autori più importanti dell'istituto figurano Paul Vitz, psicoanalista noto anche in Italia per il suo scritto critico - fondamentale - contro l'antropologia sottesa all'approccio umanistico (cfr. Psicologia e culto di sé, Dehoniane, Bologna), Cristian Brugger, firma dell'interessante Psicologia ed atropologia cristiana, e Steve Craig Titus, autore di alcuni testi che coniugano la pratica delle virtù con l'esercizio della psicoterapia (tra di essi, Resilience and the virtue of fortitude: Aquinas in Dialogue with the psychosocial sciences).

venerdì 29 aprile 2016

POCO MENO DI UN ANGELO - ERMANNO PAVESI

Il libro del professor Ermanno Pavesi, psichiatra e docente universitario in Svizzera, è uno di quei testi che uno psicologo cattolico non può esimersi dal leggere e dal custodire gelosamente nella propria libreria. Poco meno di un angelo - L'uomo soltanto una particella della natura? (Edizioni D'Ettoris, Crotone 2016, 312 pp., 20,90 euro) ripercorre le vicende storico-filosofiche della medicina, ed in particolare di quella parte della medicina che s'interessa della psiche, la psicoterapia/psichiatria o cura dell'anima, sin dalle origini fino al tempo presente. Evidenziando le riletture storiche fallaci, specialmente degli autori dell'Umanesimo e della Riforma Protestante - Pavesi evidenzia una linea di pensiero della modernità che, attraverso gli autori del rinascimento prima e della modernità poi, conduce al determinismo biologista della contemporaneità. Si tratta di un determinismo che a volte è dichiaratamente materialista (si pensi all'estremizzazione dell'importanza del cervello - neuroni e neurotrasmettitori - a discapito della mente - intelletto e volontà) altre volte è spiritualista (l'inconscio, l'occultismo, ma anche l'astrologia - nel libro è sorprendente scoprire come quest'ultima non abbia mai smesso di esercitare una forte influenza sui teorici della medicina).
Ne pubblichiamo la Prefazione, scritta dal professore Mauro Ronco.

venerdì 1 aprile 2016

Incorporare la filosofia in ogni corso di psicologia, e perché sia importante - Amy Fisher Smith

Amy Fisher Smith
Capita spesso d'incontrare un interlocutore che difende a spada tratta l'autonomia della psicologia dalla filosofia. "La psicologia è una scienza indipendente!" sostiene, magari aggrappandosi a qualche fonte autorevole, come il Legrenzi che, nel suo manuale di psicologia generale, fa propria l'idea secondo cui il laboratorio di Wundt a Lipsia rappresenti lo «spartiacque tra due millenni psicologia "filosofica" e centoventi anni di psicologia scientifica» (Legrenzi P., Psicologia generale, Il Mulino, Bologna 1996, p. 18). L'obiettivo può anche essere nobile: difendersi dalle cattive filosofie che, specialmente nella modernità, hanno introdotto delle concezioni mistificatorie dell'uomo e del cosmo. Per proteggersi da esse, la psicologia dev'essere scienza pura, autonoma, indipendente da qualsiasi influenza. Sul piano clinico tale concezione si declina nella ricerca di una neutralità massima: il terapeuta non deve consigliare, né guidare, né (a ben vedere) curare. Non si parla di valori (li si rispetta, si dice), non si entra nel merito delle scelte. Quando fronteggio una simile posizione, quasi sempre oppongo alla tesi sostenuta l'antitesi. Talvolta è la via più semplice, poiché l'indipendentismo e la neutralità prestano facilmente il fianco ad osservazioni paradossali. Proteggersi da una cattiva filosofia significa negare la filosofia stessa (principio rivoluzionario)? Verso un paziente che ha per mira il suicidio, il terapeuta (direttamente o indirettamente) non lo aiuta a modificare le proprie concezioni? E verso un omicida, un pedofilo, un sociopatico, il terapeuta non va alla ricerca delle cause di tali 'sintomi'? Altro che neutralità: che lo ammetta o non lo ammetta coscientemente, il terapeuta è animato nel suo compito da un giudizio di valore verso ciò che gli porta il paziente. Certamente non deve imporlo, ma non s'illuda d'evitare di proporlo...perché non è così (ed è bene che non lo sia, altrimenti cosa ci sta a fare?).